Il
ghetto spirituale dei Bantù nella Repubblica del Sud Africa
Articoli nella
“Incontri Mediterranei”, No. 6,
Roma, Giugno-Luglio 1963
Pandemonium Electronic Publications,
Mérida, Venezuela, 1999
1)
«Baasskap» ed istruzione dei nativi
Il
divieto per gli Africani di entrare negli stessi autobus pubblici,
negli stessi
parchi, nelle stesse chiese degli Europei sottintende tutto un completo
sistema
colonialista di discriminazione razziale e di sfruttamento. Questo
sistema
deruba l’Africano in Africa della sua terra e dei suoi prodotti, lo
costringe a
vivere nella povertà, nell’abbandono, tra le malattie, gli nega la
possibilità
di istruirsi e di progredire intellettualmente e tecnicamente, lo
obbliga a
vivere ammassato nei bassifondi o nelle riserve sovrappopolate, lo
taglia fuori
da ogni forma di espressione democratica e di libertà; in breve, lo
scopo
fondamentale della discriminazione razziale colonialista è lo
sfruttamento
economico dei contadini e delle classi operaie.
J.G.
Strijdom, ex Primo Ministro dell’Unione del Sud Africa, disse nel 1953:
«La
nostra linea politica tende a far sì che gli Europei conservino la loro
posizione di BAAS (padroni) nel Sud Africa. Se rinunciamo all’idea del
«Herrenvolk» ed al principio che l’uomo bianco deve rimanere baas, se
ai non‑Europei
viene concessa la piena cittadinanza, col diritto di voto e di eleggere
i
propri rappresentanti, se i nativi potranno svilupparsi sulle stesse
basi degli
Europei, come potrà l’Europeo rimanere baas? La nostra convinzione è
che
l’Europeo deve conservare il diritto di governare il paese in ogni
settore e
deve far sì che esso rimanga il paese dell’uomo bianco». (African
Nationalism,
di Ndabaningi, ed. 1961, p. 47). Il Partito Nazionalista Afrikaner che
detiene
il potere dal 1948, ha adottato una politica di « baasskap »
(letteralmente:
padronanza), conosciuta anche col nome di «apartheid», che stabilisce
una
rigida discriminazione tra bianchi e non‑bianchi, o tra Europei e
non‑Europei
(Africani); il suo scopo fondamentale è di mantenere gli Africani al
livello di
forza lavorativa mobile e di basso costo.
Ogni
governo che persegua una politica di «Herrenvolk» deve prefiggersi
il
compito di proteggere l’industria mineraria, in quanto industria
primaria
intorno a cui le industrie secondarie gravitano. Le miniere aurifere
assorbono
una quantità impressionante di mano d’opera non qualificata, per cui il
Parlamento deve preoccuparsi di mantenere la maggior parte della
popolazione
non bianca illetterata o semi‑illetterata: questa è stata la politica
di
ogni parlamento che è stato eletto dopo l’Union Day del 31 Maggio 1910.
Già
molto tempo prima che si costituissero i partiti nazionalisti di Malan,
di
Strijdom e di Verwoerd era stato adottato il criterio dell’istruzione
scolastica discriminata per i vari gruppi razziali: le miniere
esigevano mano
d’opera, quindi venne varata quella mostruosità che è, nel campo
dell’istruzione, la «Legge per la Istruzione dei Bantù». Un altro
compito di
ogni governo al potere divenne quello di mantenere i salari dei
non‑Europei
ad un livello bassissimo. Agli occhi del «Herrenvolk», ogni bambino che
nasce
nero costituisce potenziale mano d’opera per le miniere. Lo stesso
Verwoerd ha
affermato: «Non c’è posto per lui (l’Africano) nella comunità europea,
al di
sopra del livello di certe forme di lavoro... Finora ha dovuto subire
un
sistema scolastico che lo allontanava dalla sua comunità e lo sviava,
mostrandogli i verdi pascoli della comunità europea, dove a lui non era
consentito pascolare» (Bantu Education, «Policy for the Immediate
Future»,
Dichiarazione del Dr. Verwoerd, 1954). Verwoerd vuol far rivivere per
gli
Africani, il tribalismo, in piena civiltà industriale. Per usare le sue
parole
«l’istruzione (dei Bantù) deve svolgersi completamente nelle riserve ed
avere
le radici nello spirito e nell’essenza stessa della società bantù»
(Education
for Barbarism, di I.B. Tabata, Presidente del l’APDUSA, ed. 1959, p.
4). Già
nel 1936 il Rapporto del Comitato Dipartimentale del P.T.O.
sull’Istruzione dei
Nativi aveva riassunto questa politica con le seguenti parole:
«L’istruzione
impartita al bambino bianco lo prepara a vivere in una società di
padroni,
quella impartita al bambino negro in una società subordinata...» .
Già
molto prima che il termine « apartheid » fosse conosciuto, venne creato
uno
speciale Ministero, il «Native Affairs Department» (N.A.D.), perchè
lavorasse
indefessamente alla realizzazione di questo programma. Fu il N.A.D. che
creò
quelle che sono conosciute come «Riserve dei Nativi» o «Bantustans».
Non fu per
mancanza di spazio che la superficie di queste riserve venne limitata
al 12%
dell’area totale del paese, mentre esse vennero sovraffollate coi 4/5
di tutta
la popolazione; questo fu fatto intenzionalmente, per assicurare mano
d’opera
migratrice a basso prezzo. Quando vennero scoperte nuove miniere
aurifere nello
Stato Libero, il Partito Unito si mise subito al lavoro per creare
anche un
Indian Affairs Department ed un Coloured Affairs Department. Quando i
Nazionalisti ottennero il potere, non crearono niente di nuovo: senza
un
rivolgimento radicale dell’organizzazione economico‑sociale del Sud
Africa, non è possibile per nessun governo del «Herrenvolk» discostarsi
dallo
status quo, sia che questo venga chiamato «BAASSKAP», o «apartheid», o
segregazione, o multirazzismo. Per cui lo Stato del Sud Africa è
destinato ad
essere frazionato in modo tale che, invece di una società multirazziale
entro
un singolo stato, coesisteranno con la Repubblica dei Bianchi i
Bantu‑stans,
i Coloured‑stans, gli Indian‑stans ed anche i China‑stans.
2)
Istruzione cristiano‑nazionale
Nel
1953 Verwoerd dichiarò: «La loro (dei Bantù) istruzione scolastica deve
armonizzare con la politica del nostro governo. Se insegnamo al nativo
del Sud
Africa che può sperare di vivere con gli stessi diritti dei Bianchi,
gli insegnamo
a fare un grosso sbaglio» (Hansard, vol. 11; anche «Naught for your
Comfort»
del Missionario Fr. Trevor Huddleston, ed. Collins, 1958, p. 119‑20).
Nel
1939 venne costituito l’Institute of Christian‑National Education
(C.N.O.), con il compito di elaborare una politica di istruzione per il
Sud
Africa che potesse riuscire gradita agli Afrikaners. Venne stabilito:
«Ogni
materia scolastica deve essere insegnata alla luce della parola di Dio,
cioè
secondo i principi della Scrittura (vale a dire, in conformità ai dogmi
ed alle
tradizioni delle Chiese Calviniste ‑ le Chiese Riformate Olandesi del
Sud
Africa)». Inoltre, «a meno che non sia un Cristiano, (l’insegnante)
costituisce
per noi un pericolo mortale». Quanto all’istruzione superiore, il
programma
prevede: «Si devono insegnare e praticare la dottrina e la filosofia
cristiana... Il personale insegnante (delle università) deve essere
composto di
Cristiano‑Nazionalisti convinti». (Christelik‑Nasionale
Onderwysbeleid, 1948). Si direbbe che gli studiosi
cristiano-nazionalisti
abbiano risolto tutti i problemi che hanno tormentato legioni di
pazienti
scienziati e filosofi di ogni epoca. Riguardo all’istruzione dei Bantù,
il
C.N.O. scriveva: «L’istruzione dei nativi deve essere basata sui
principi di
tutela, non‑eguaglianza e segregazione». (ibid.)
3)
Le autorità bantù e l’apartheid in pratica
La
«Legge per l’Istruzione dei Bantù» del 1953 si prefigge lo scopo di
preparare
gli Africani a vivere in una comunità bantù separata, mentre la «Legge
sulle
Autorità Bantù» mira a riorganizzare gli Africani in tribù in pieno XX
secolo.
I dodici milioni di Africani che vivono nelle riserve devono essere
riorganizzati secondo l’appartenenza etnica: Xhosa, Zulù, Sotho, Pondo,
Fingo,
ecc. Ogni villaggio sarà trasformato in una comunità bantù, con un capo
«governativo» che costituirà l’autorità bantù. Il lato assurdo e
ridicolo di
questa autorità è costituito dal fatto che molti Africani non conoscono
neppure
il linguaggio ‑ ed ancor meno gli antichi riti ‑ della tribù cui i
loro antenati appartenevano. In sostanza, gli Africani devono essere
ammassati
in campi dove potranno vivere vendendo il loro lavoro a un prezzo
infimo. È
compito dei capi di polizia negri far rispettare queste leggi
draconiane. II
programma di Verwoerd è di creare delle comunità senza diritti, senza
voto,
senza nessuna forma di difesa, che servano solo come riserve per mano
d’opera a
basso prezzo. È interessante notare che circa il 60% della mano d’opera
delle
miniere aurifere proviene da altre nazioni africane. La Dott.ssa
Margaret Read
nota: «La principale merce di esportazione del Nyasaland negli ultimi
50 anni
sono stati gli uomini» (International Labour Review, Giugno 1942, n. 6,
p.
606). Di questi, più di 40.000 lavorano nel Sud Africa. Nel gennaio del
1960,
ben 429 Africani persero la vita nel terribile disastro della miniera
di
Coalbrook: di questi, solo 2 erano abitanti del Sud Africa: dei
rimanenti, metà
proveniva dal Basutoland e metà dal Mozambico. Nel 1954 c’erano
nell’Unione
173.000 lavoratori provenienti dall’Africa Orientale portoghese; questi
uomini
non godevano di nessuna forma di previdenza, nè per loro stessi nè per
le loro
famiglie. L’Africano vive con un piede nel luogo dove lavora ed uno
nella
riserva.
Jack
Woddis, nel suo libro, descrive in questo modo una riserva sud‑africana:
«La
riserva di Keiskammahoek ha una superficie di 220 miglia quadrate...,
nel 1946,
una popolazione di 18.391 persone... Le necessità economiche spingono
moltissimi di loro, sia uomini che donne, a guadagnarsi la vita in
posti come
Città del Capo (che dista 845 miglia) e Johannesburg (642 miglia).
Consta di 15
villaggi, ma è priva di tutti i servizi essenziali: manca di acqua, di
elettricità, di impianti sanitari. L’esportazione di mano d’opera
bilancia solo
metà delle importazioni... La terribile povertà della riserva costringe
i suoi
abitanti all’emigrazione. Circa il 75% della popolazione ha un reddito
medio
settimanale inferiore ai due scellini; di questo 75%, più della metà
riceve
meno di uno scellino o niente assolutamente. Solo il 4% dell’intera
popolazione
gode di un reddito superiore ai 5 scellini settimanali... L’ammontare
medio
delle rimesse spedite o portate a casa ogni anno è di 20 sterline per
famiglia»
(Africa The Roots of the Revolt, New York, 1962, p. 24‑8).
Nel
1962 ho visitato anch’io questa riserva e ho dovuto notare un aumento
della
povertà, della miseria e delle malattie. Si sono verificati pochissimi
cambiamenti; il destino della popolazione di Keiskammahoek è quello
della
maggior parte dei contadini africani che vivono nelle riserve della
Repubblica.
È
evidente il pericolo che costituiscono per l’economia del Sud Africa il
rovesciamento del principio del «Herrenvolk» nei vicini stati africani
che
vanno conquistando la loro indipendenza. È la paura del crollo
dell’economia
del paese e della perdita della mano d’opera straniera a buon mercato
che
ossessiona il governo Verwoerd e fa agire i suoi ministri come dementi.
Il
programma per l’«Istruzione dei Bantù» deve essere giudicato e compreso
su questo
sfondo terrificante.
4)
L’istruzione come strumento di schiavitù
L’attuale
Repubblica, «che nacque nel Maggio del 1961, è basata sull’esclusione
di tutti
i non‑bianchi da qualsiasi settore della vita pubblica e sulla
relegazione
dei Bantù in aree separate dove, si suppone vagamente, formeranno un
giorno
delle nazioni indipendenti» (A Short History of Africa, di Oliver e
Fage, ed.
Penguin, 1962, p. 228). In questa organizzazione, i non‑bianchi
finiranno
con l’essere ridotti in completa schiavitù. Le scuole e le università
sono
centri non più di istruzione, bensì di addottrinamento per la docile
accettazione della schiavitù. È evidente che il programma per
l’Istruzione dei
Bantù mira a privare l’Africano dell’istruzione, a tagliarlo fuori
dalla cultura
moderna e dal progresso intellettuale, a rinchiuderlo in un ghetto
spirituale.
Sebbene Verwoerd si glori che sotto il suo governo ricevano istruzione
più
Africani di quanto sia mai avvenuto finora, tuttavia, in realtà, egli
vuole
impartire ai 4/5 della popolazione totale la sua «Istruzione per la
Schiavitù»,
allo scopo di farne degli schiavi docili e soddisfatti del loro
destino.
L’Istruzione dei Bantù fa intuire che cosa sia in serbo per il milione
e mezzo
di uomini di razza mista europeo‑africana, i Coloureds, e per i 500.000
Indiani che vivono in Sud Africa: nella piena attuazione dei programmi
relativi
agli Africani, o, più precisamente, ai Bantù, essi possono vedere
riflesso il
loro futuro stato di completa schiavitù.
5)
Degradazione dell’istruzione
Il
N.A.D. controlla l’istruzione, si occupa di fornire la poco costosa
mano
d’opera africana, provvede all’agricoltura, all’esazione delle imposte
sul
reddito, sulle capanne destinate ad abitazione, sul lavoro ed alla
riscossione
del testatico; tra gli altri compiti di oppressione, ha anche quello di
fare
osservare le odiose «pass laws» (leggi sulle migrazioni). A proposito
delle
imposte, Moses Kotane, membro del Congresso Nazionale Africano, disse
nel
Settembre del 1958: «Come le leggi sulle migrazioni ed i regolamenti
sui
permessi, le imposte sono applicate agli Africani essenzialmente allo
scopo di
obbligarli al lavoro» (The Poll Tax Increase, Fighting Talk, XII, n. 6,
p. 5).
Oltre ad avere la responsabilità dell’esazione delle imposte, il Capo
negro
deve provvedere all’amministrazione locale delle scuole e svolgere le
funzioni
di «autorità tribale». L’incapacità di leggere e di firmare non
preclude la
possibilità di raggiungere il rango di capo: per firmare un documento,
è
sufficiente che egli faccia una croce, e che poi firmi uno degli
insegnanti che
«il capo» impiega. Nelle scuole, moltissimo tempo è dedicato
all’istruzione
religiosa ed alle preghiere, ma il tempo maggiore è riservato al
tirocinio
manuale ed alle esercitazioni pratiche: gli studenti devono imparare ad
usare
scientificamente scope, picconi e pale, perchè, per il loro futuro
sfruttamento, è necessario che abbiano la massima confidenza con questi
arnesi.
Alcuni impiegati del N.A.D. stanno scrivendo i testi destinati alle
scuole dei
nativi, mentre i testi scientifici internazionali sono tabù. Anche le
biblioteche pubbliche sud‑africane hanno dovuto subire le conseguenze
della politica apartheid.
6)
L’Istruzione dei Bantù nella pratica
Dopo
l’approvazione della legge sull’Istruzione dei Bantù, il Congresso
Nazionale
Africano organizzò il boicottaggio di tutte le scuole. In un giorno
stabilito,
migliaia di ragazzi si assentarono dalle lezioni in segno di protesta.
Fr.
Huddleston ci descrive così le conseguenze di quest’iniziativa
«Verwoerd
stabilì che questo boicottaggio doveva essere giudicato come un atto di
ribellione. I 7.000 ragazzi (del Rand) che vi avevano partecipato
furono
avvertiti che non avrebbero mai più avuto la possibilità di seguire i
corsi di
nessuna scuola... Agli insegnanti, i cui alunni avevano partecipato al
boicottaggio, non vennero consegnati gli stipendi, e, per di più,
persero
l’impiego» (ibid. p. 130). Quindi, il boicottaggio è divenuto un
crimine nel
Sud Africa ed il ragazzo Sud‑Africano che vi ha preso parte, cui è
negata
la possibilità di proseguire i suoi studi, è punito nel modo più
iniquo. E
tutto questo, solo perchè ha partecipato ad una protesta contro
l’apartheid.
In
teoria, tutti i bambini africani hanno il diritto, dall’età di 8‑9
anni,
mai prima ‑ di frequentare la scuola. Dopo 4 anni gli alunni della II
devono sottoporsi ad un esame esterno da parte della N.A.D. Solo a
quelli che
sono promossi con una votazione di primo grado (cioè, con la
valutazione «molto
bene») è consentito proseguire gli studi. I bocciati costituiscono
l’alimento
necessario per il Moloch delle miniere. Poichè per legge è vietato agli
Africani ogni lavoro qualificato nelle miniere, questi fanciulli
semi‑illetterati
sono destinati a costituire il grosso della mano d’opera bracciantile.
Gli
allievi che hanno avuto la possibilità di proseguire gli studi dopo
altri
quattro anni devono sottoporsi all’esame della VI classe. Gli studenti
non sono
giudicati secondo la preparazione e l’intelligenza di cui danno prova,
ma
secondo il livello di addottrinamento raggiunto. Inoltre, solo un
determinato
contingente di studenti può passare ogni anno con la votazione di I
grado. In
un’area di ispezione, per esempio, su 1.080 studenti, solo 118
passarono
l’esame della VI con la votazione di I grado. Per la stragrande
maggioranza
degli studenti, questa è la fine dei loro studi. Due anni più tardi,
l’esiguo
numero di matricole che passano l’esame della X classe possono
proseguire i
loro studi solo nelle «università tribali». Il «Daily Dispacht» del 16
Febbraio
1961 e lo «Star» del 26 Febbraio 1962 riportavano i seguenti dati
relativi agli
esami di ammissione all’Università delle scuole superiori africane:
|
Legge Ist.
Bantù Anno |
N. Candidati |
Candidati
promossi |
Perc. prom. |
|
1953 |
547 |
259 |
47,3 |
|
1956 |
- |
- |
46,1 |
|
1957 |
|
|
39,2 |
|
1958 |
|
|
37,6 |
|
1959 |
|
|
18,8 |
|
1960 |
|
|
17,9 |
7)
Università tribali
Dal
1960, anno in cui venne approvata la «Legge sull’Istruzione
Universitaria
Separata», i non‑Europei non hanno più potuto frequentare le due
università «pubbliche» di Città del Capo e Witwatersrand. Secondo Otto
Raum
«circa 5‑6.000 studenti, di cui il 5‑6 % non‑Europei, hanno
frequentato queste università nel 1960» (Afrika‑Heute, 1962, p. 219).
L’Università di Burban, nel Natal, contava, nel 1958, 1.900 studenti,
di cui
560 non‑Europei, soprattutto Indiani; nel timore che il numero dei
non‑Europei
superasse quello dei Bianchi, si creò un’Università separata. La più
antica
università bantù del Sud Africa è Fort Hare, fondata nel 1917, che, nel
1949,
fu affiliata, per ragioni di controllo, all’Università di Grahamstown.
Era
allora frequentata solo da non‑Europei, e, tra questi, vi erano anche
studenti che provenivano dalla Rhodesia, dal Nyasaland, dal Tanganika,
dal
Kenya e dall’Uganda. Nel 1960 aveva due facoltà ‑ Studi Umanistici e
Scienze Naturali ‑ e sezioni indipendenti per Pedagogia, Teologia,
Economia e Giurisprudenza; gli studenti erano circa 400. Nel 1959 vi
erano 38
docenti, di cui 11, inclusi due professori, erano Africani. Con il
rivolgimento
del 1960, parecchi insegnanti indesiderati furono licenziati o non
ebbero altra
alternativa che quella di dare le dimissioni. Anche il numero degli
studenti
diminuì.
Il 1
Agosto 1961 venne creato il Turfloop College di Pietersburg per gli
studenti
delle tribù Sotho, Venda, Tswana e Herero; nel 1962 contava 122
iscritti. Nel
1960 venne creato a Bellville il Bush College, per Coloureds e Malesi;
si
iscrissero circa 300 studenti. Ad Empangeni, nello Zululand, venne
aperto per
gli Zulù lo Ngoya College, con solamente 50 studenti circa.
L’Università del
Sud Africa, a Pretoria, un’università esterna che svolge anche corsi
per
corrispondenza, aveva, nel 1960, 10.459 studenti (di cui 1/5
non‑Europei).
Quest’Università controlla gli esami di tutte le «Università tribali e
degli
schiavi». Anche l’Università Pio XII di Roma, nel Basutoland, è nelle
sue
grinfie; nel 1961 aveva 170 studenti, di cui 76 Sud‑Africani, 27 del
Basutoland, ed i rimanenti di altre nazioni. I professori, gli
assistenti e gli
studenti di queste università tribali hanno il divieto di «propagare
qualsiasi
idea... che si proponga di impedire... lo svolgimento di qualsiasi
attività del
Governo» (Legge per l’Istruzione Universitaria Separata, 15 Marzo 1957).
8)
Il programma per l’Istruzione dei Bantù è destinato inevitabilmente a
fallire !
II
programma per l’istruzione dei Bantù, come ogni altro programma
relativo
all’istruzione, deve, per raggiungere i risultati che si propone,
presentare
determinati requisiti: prima di tutto, deve essere accettabile a coloro
per i
quali è stato preparato; in secondo luogo, non deve solo essere
presentato loro
come vantaggioso, ma deve essere giudicato vantaggioso dagli
interessati; in
terzo luogo, deve armonizzare con gli orientamenti culturali, sociali,
economici e politici dell’epoca. Tutti e tre questi requisiti mancano
nel
programma di Verwoerd per l’Istruzione dei Bantù. Tutta la popolazione
africana
lo respinge. Gli studenti che frequentano le università menzionate sono
là solo
perchè non hanno scelta, oppure per ignoranza, o perchè, quando anche
una
scelta è possibile, è sempre una scelta forzata. La maggioranza degli
studenti
detesta di trovarsi in queste università, ma il desiderio ardente di
istruirsi
li fa rimanere e proseguire. Nessuno crede che il programma per
l’Istruzione
dei Bantù si proponga con sincerità di istruire gli Africani; questi lo
rifiutano chiamandolo «Istruzione alla barbarie». Ma un sistema che,
per
sostenersi, ha bisogno di essere appoggiato dalle armi, dai giannizzeri
e dalla
polizia, è destinato a fallire, la politica apartheid sta facendo
precipitare
il Sud Africa verso la povertà cronica, lo scompiglio ed il caos: c’è
già
mancanza di mano d’opera qualificata; nonostante i recenti progetti,
c’è una
forte crisi degli alloggi; il bisogno di dottori e infermiere (e non di
stregoni) è drammatico: decine di persone muoiono ogni giorno perchè
non
vengono ricoverate in ospedale. Nonostante tutto questo, il governo
continua ad
approvare un numero sempre maggiore di leggi vessatorie. Tutto questo è
un
anacronismo assurdo. Il solo concetto di apartheid, in pieno XX secolo,
è un
oltraggio all’intelligenza umana. Chiunque lo consideri come degradante
per la
dignità dell’uomo deve prendere parte attiva alla lotta che conducono
gli
Africani per sradicare questa mostruosità che costituisce un pericolo
per la
umanità intera.